GLUTEN SENSITIVITY

La Gluten Sensitivity (o sensibilità al glutine non celiaca ) è una forma di intolleranza al glutine la cui sintomatologia ricalca, almen...

La Gluten Sensitivity (o sensibilità al glutine non celiaca) è una forma di intolleranza al glutine la cui sintomatologia ricalca, almeno in parte, celiachia e sindrome dell'intestino irritabile (gonfiore addominale associato a dolore, stipsi, episodi diarroici, cefalea, sonnolenza e depressione) senza causare l'atrofia dei villi intestinali; colpisce circa il 7% della popolazione mondiale  (in Italia ne soffrono quasi 3 milioni di persone), ma allo stato dell'arte viene ancora sottovalutata da una percentuale non indifferente di ricercatori.

Celiachia vs Gluten Sensitivity

La celiachia e la sensibilità al glutine non celiaca sono due disordini diversi tra loro. La prima è una patologia cronica autoimmune dell'intestino tenue che  colpisce soggetti geneticamente predisposti di ambo i sessi e tutte le età provocando, a seguito del consumo di alimenti glutinati, una risposta immunitaria combinata (innata-adattativa) con conseguente danno a carico della mucosa del piccolo intestino e sintomatologia variabile, atipica o assente. La malattia, non diagnosticata entro tempi brevi, può complicarsi causando disturbi di malassorbimento, anemia, deficit di ferro, osteoporosi e linfomi intestinali

La sensibilità al glutine non celiaca si manifesta, invece, in età adolescenziale e adulta (i casi pediatrici sono estremamente rari) e si contraddistingue per la presenza di sintomi intra ed extra-intestinali in soggetti che, pur assumendo prodotti a base di glutine, non sono affetti da celiachia (non si evidenziano danni alla mucosa intestinale e alterazioni della permeabilità) e allergie al grano. Si osservano, inoltre, i segni caratteristici di una risposta immunitaria innata con infiammazioni a carico di apparato digerente e altri distretti anatomici.



Gluten sensitivity: i sintomi

La sensibilità al glutine non celiaca si contraddistingue per manifestazioni sintomatologiche associate al consumo di alimenti contenenti glutine; si osservano, più precisamente, sintomi riconducibili alla sindrome dell'intestino irritabile (gonfiore e dolore addominale, dissenteria, nausea, stipsi, flatulenza) e disturbi sistemici quali cefalea, dolori articolari, dolori mucolari, stomatite aftosa, dermatite, depressione e anemia. Il quadro clinico del paziente migliora visibilmente eliminando il glutine dalla dieta, mentre si può assistere a un nuovo peggioramento con la sua reintroduzione.


Gluten sensitivity: la diagnosi

Diagnosticare una probabile sensibilità al glutine non celiaca è difficile e generalmente si segue un approccio differenziale volto all'esclusione di celiachia, allergia al grano ed eventuali sindromi gastrointestinali funzionali come l'IBS (Irritable Bowel Syndrome). 

Per escludere la celiachia e l'allergia al grano, si procede rispettivamente con:

  • test per anticorpi IgA e biopsia intestinale (celiachia);
  • test per gli anticorpi IgE e prick test dermatologico (allergia al grano). 

Per diagnosticare la sensibilità al glutine non celiaca si ricorre inoltre, seppur raramente, al test per gli anticorpi IgG-antigliadina i cui livelli sono alti nei soggetti affetti da celiachia, ma li si può anche trovare in basse concentrazioni in persone sane. Un test positivo per gli anticorpi IgG-antigliadina e un referto istologico nella norma sono, quindi, da considerarsi il campanello d'allarme di una probabile sensibilità al glutine non celiaca


Gluten sensitivity: come trattarla

La programmazione di un piano terapeutico per la cura della sensibilità al glutine non celiaca è certamente delicata perché mancano risposte adeguate a numerosi interrogativi. L'approccio tradizionale si fonda, dunque, sull'adozione  di un protocollo dietetico privo di glutine seguito, dopo un periodo di almeno sei mesi, dalla lenta e monitorata reintroduzione del cereale stesso. La dieta gluten free si basa, più nel dettaglio, sul consumo di cereali privi di glutine (mais, riso, sorgo, miglio) e pseudocereali (amaranto, quinoa, grano saraceno), mentre non si possono portare a tavola frumento, orzo, farro, segale, triticale e derivati. Entrambe le fasi (eliminazione e reinserimento) devono essere, però, pianificate da esperti professionisti perché è indispensabile creare un programma nutrizionale che sposi le esigenze del paziente e preveda la reintroduzione degli alimenti incriminati con tutte le dovute precauzioni privilegiando, almeno in un primo tempo, cereali a più basso contenuto di glutine quali farro e avena.


Conclusioni e scenari futuri

La sensibilità al glutine non celiaca è un disturbo che colpisce una piccola percentuale della popolazione mondiale e si contraddistingue per la comparsa di sintomi intestinali ed extra-intestinali a seguito del consumo di alimenti ad alto tenore di glutine. La diagnosi, allo stato dell'arte, si fonda sull'esclusione di altre affezioni quali celiachia, allergia al grano e malattie gastrointestinali, ma l'identificazione di marcatori anticorpali specifici e la successiva realizzazione di test dedicati potrebbe certamente accelerare l'iter diagnostico e terapeutico.

Attualmente sono, inoltre, oggetto d'interesse da parte della comunità scientifica le possibili correlazioni tra sensibilità al glutine non celiaca e disturbi dello spettro autistico. La sensibilità a glutine e caseina modifica, difatti, la permeabilità intestinale con successivo trasferimento di frammenti peptidici nel circolo ematico e alterazione dei principali processi che coinvolgono il sistema nervoso centrale. La situazione appena descritta favorisce, come riportano studi in materia, l'insorgenza di disturbi associati all'autismo che sembrano però regredire in presenza di una dieta priva delle proteine sopra citate; sono, dunque, indispensabili ulteriori ricerche per chiarire definitivamente il ruolo di una dieta gluten free all'interno del protocollo terapeutico per l'autismo.



Bibliografia

  1. Maria Raffaella Barbaro, Cesare Cremon, Vincenzo Stanghellini and Giovanni Barbara, Recent advances in understanding non-celiac gluten sensitivity
  2. Benjamin Niland and Brooks D. Cash Health Benefits and Adverse Effects of a Gluten-Free Diet in Non–Celiac Disease Patients (conclusioni)
  3. Claire Millward, Michael Ferriter, Sarah J Calver and Grahm G Connel-Jones, Gluten‐ and casein‐free diets for autistic spectrum disorder

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SOS INTESTINO: GLUTEN SENSITIVITY
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