MICROBIOTA VAGINALE: LA CORRELAZIONE FRA INTESTINO E VULVODINIA

Diversi studi scientifici mettono in luce una stretta correlazione tra malattie ginecologiche e affezioni gastrointestinali quali dissent...

Diversi studi scientifici mettono in luce una stretta correlazione tra malattie ginecologiche e affezioni gastrointestinali quali dissenteria, stipsi, sindrome dell'intestino irritabile e disbiosi. La disbiosi può, per esempio, può essere considerata un fattore di mantenimento o di riacutizzazione di una patologia ginecologica molto invalidante: la Vulvodinia.

VULVODINIA: DEFINIZIONE, CAUSE, SINTOMI E TRATTAMENTO

L'International Society for the Study of Vulvovaginal Disease definisce la vulvodinia come un disturbo vulvare spesso descritto come un bruciore, in assenza di rilevanti alterazioni visibili o di specifiche, clinicamente evidenziabili, alterazioni neurologiche. La vulvodinia può essere generalizzata (sintomi estesi a intera vulva, perineo e zona perianale) o localizzata (manifestazioni a carico di clitoride o vestibolo  vaginale), mentre il dolore può insorgere per contatto nel 65% dei casi (vulvodinia provocata) o comparire senza alcun tipo di stimolazione (vulvodinia spontanea); esistono, infine, le cosiddette forme miste (provocata-spontanea) e post menopausali (essenziali o disestetiche).

E’ davvero fondamentale parlarne e portare alla luce più informazioni possibili perché si stima che a soffrirne siano il 12-15% delle donne e la maggior parte di queste impiega anni prima di ricevere una diagnosi.



Le cause che concorrono allo sviluppo della malattia sono ad oggi molto discusse, non c’è un pensiero unico ed omogeneo ma sappiamo che la sua insorgenza è quasi certamente legata all'infiammazione e/o traumi della vulva con conseguente sovrastimolazione dei recettori del dolore (nocicettori) e danneggiamento di nervi e recettori (dolore nocicettivo); tra i fattori scatenanti vi sono ripetute infezioni urogenitali, ipercontrattilità della muscolatura in zona perianale e vulvare, alterazioni ormonali, lunghe terapie farmacologiche e continue irritazioni. Spesso si instaura un circolo vizioso, che si autoalimenta, in cui la causa scatenante o innescante provoca una reazione che può essere di dolore o di tensione. L’ansia non è la causa ma il prodotto e fattore di mantenimento. I tre attori protagonisti sono:

  1. Dolore: il corpo risponde allo stimolo di dolore con rinforzi protettivi, ci si chiude, si va in rigidità e con uno stato di ansia/paura che il dolore non passi/si ripresenti. Il dolore si memorizza nei muscoli, nei tessuti, si sedimenta e ci resta incastrato
  2. Ansia: l’ansia è biologicamente pro-infiammatoria, fa aumentare le sostanze infiammatorie e genera una risposta tensiva.
  3. Tensione: crea accorciamento dei muscoli. Guardiamo cosa succede al coccige quando abbiamo paura o vergogna= “porto la coda tra le gambe”, da sempre l’istinto ci porta a ritirarci verso l’interno per proteggere l’area ano-rettale-genitale.

Una volta innescato il dolore pelvico di origine muscolare questo assume una vita propria (anche se cessa lo stress che lo ha provocato).


Prima di diagnosticare una probabile vulvodinia, è indispensabile escludere la presenza di altre patologie quali infezioni vulvovaginali, dermatosi vulvare, neoplasie (carcinoma squamocellulare, tumori vulvari intraepiteliali) e disturbi neurologici. Successivamente si procede con una ricca anamnesi della paziente, swab test (lo specialista esercita una lieve pressione sulla zona vestibolare con l'ausilio di un cotton fioc al fine di verificare l'effettiva presenza di dolore e/o bruciore), elettromiografia per il monitoraggio della reattività del muscolo elevatore e mappatura del dolore.


Il protocollo terapeutico per la cura della vulvodinia si fonda sulla educazione della paziente, sulla riabilitazione del pavimento pelvico attraverso le manipolazioni e la fisiochinesiterapia, sul supporto psicologico, sulla terapia farmacologica ed eventuale ricorso alla chirurgia. I primi benefici della cura vulvare (riduzione di bruciore, prurito e dolore) arrivano nell'arco di alcune settimane a condizione di:


  • non applicare su vulva e indumenti a contatto con essa profumi, saponi, coloranti e prodotti chimici;  
  • indossare biancheria intima bianca in cotone;
  • evitare l’uso degli slip almeno di notte;
  • ridurre drasticamente l’uso di assorbenti e salvaslip preferendo quelli in cotone o i lavabili;
  • non indossare pantaloni aderenti;
  • impiegare un lubrificante adeguato prima di un rapporto sessuale;
  • non usare alcun tipo di ammorbidente;
  • non rimanere troppo tempo nella posizione seduta;
  • scegliere accuratamente la tipologia giusta di attività fisica.

I trattamenti medici includono, invece, farmaci orali (antidepressivi triciclici), topici (unguenti a base di lidocaina o formulazioni galeniche di antidepressivi in crema) e intralesionali (iniezione della tossina botulinica di tipo A nell'epitelio vestibolare). Farmaci miorilassanti e antinfiammatori.  Spesso l’integrazione di acido alfa lipoico, palmitoiletanolamide e vitamine del gruppo B risulta di grande efficacia.


IL LEGAME FRA VULVODINIA E INTESTINO


Nell'80% dei casi, le donne soffrono di una forma localizzata di vulvodinia meglio nota come vestibolite vulvare (VVS) nel corso della quale la mucosa del vestibolo vaginale, in risposta a diversi possibili agenti, si infiamma e i mastociti si attivano.


I mastociti sono cellule immunitarie prodotte dal midollo osseo site in tessuto connettivo, vasi sanguigni e linfatici e mucose dell'apparato gastrointestinale e respiratorio. Si attivano di fronte a un agente irritante o infettivo e aprono le loro vescicole (degranulazione) riversandone il contenuto nei tessuti con conseguente comparsa di edemi, dolore e dilatazione dei vasi. La liberazione di tale complesso costituisce la tradizionale risposta difensiva agli attacchi esterni; se questi ultimi si ripetono frequentemente, si verifica l'ipersensibilizzazione dei mastociti che iniziano ad attivarsi in risposta a stimoli minimi, con cronicizzazione del dolore e dell'infiammazione.



Il dolore vulvare sembra inoltre riacutizzarsi, come riferiscono molte pazienti, in seguito a episodi di dissenteria e assunzione di antibiotici. L'iperattività del mastocita è difatti strettamente legata, come rivela la comunità scientifica, a possibili alterazioni del microbiota intestinale. In presenza di affezioni gastrointestinali e/o disbiosi, il sistema di difesa del corpo si attiva e il mastocita libera sostanze che, come precedentemente visto, entrano in circolo causando fastidio, gonfiore e riacutizzazione del dolore vulvare silente.

La risposta infiammatoria compromette, inoltre, la permeabilità delle pareti intestinali permettendo così il trasferimento di allergeni alimentari e microrganismi patogeni dal lume intestinale al circolo sanguigno e linfatico. Questa condizione, meglio nota come sindrome dell'intestino permiabile, favorisce l'insorgenza di disturbi anche gravi in grado di sostenere e potenziare la vulvodinia in atto. Nella fase infiammatoria è, dunque, indispensabile ripristinare la corretta permeabilità e scongiurare l'insorgenza di possibili infezioni (vaginiti e cistiti) riconducibili a Escherichia coli (provenienza intestinale) e Candida Albicans.


DISTURBI INTESTINALE E VULVODINIA: ESCHERICHI COLI DI NISSLE


L'Escherichia coli di Nissle è un batterio Gram negativo non patogeno che non secerne alcuna tossina o fattore di adesione; viene isolato in Germania nel 1917 e successivamente avviata la produzione di un farmaco dedicato per il trattamento delle affezioni gastrointestinali.

La sua assunzione inibisce, come confermano studi in materia, la proliferazione di Escherichia coli patogeni e germi responsabili di frequenti cistiti; sovrintende la crescita di Candida intestinale e si comporta come un antibiotico naturale diminuendo il rischio di contrarre ripetute infezioni. Riduce la permeabilità intestinale inficiando la diffusione di microrganismi che sostengono e cronicizzano i processi infiammatori; stimola, infine, il rilascio di citochine antinfiammatorie e modula la liberazione di citochine pro-infiammatorie comportandosicome un antinfiammatorio naturale.  Formando poi un biofilm imponente, protegge la mucosa del colon e disgrega i biofilm dei micorganismi patogeni che possono essere quindi intercettati dal sistema immunitario e “abbattuti”. Alla luce dei dati emersi, si può dunque ritenere l'Escherichia coli di Nissle un efficace probiotico nel trattamento della comorbilità intestinale associata a vulvodinia.


CONCLUSIONI


La vulvodinia è un disturbo cronico femminile molto frequente che si contraddistingue per dolore alla vulva associato a prurito, arrossamento e bruciore; molti studi evidenziano, inoltre, la compresenza di affezioni gastrointestinali e ginecologiche. Eventuali alterazioni del microbiota possono, difatti, sovrastimolare i mastociti favorendo la liberazione di molecole in grado di risvegliare il dolore vulvare silente. La risposta infiammatoria riduce, inoltre, la permeabilità delle pareti intestinali favorendo l'insorgenza di disturbi che possono acuire ulteriormente la sintomatologia dolorosa associata alla vulvodinia. Il dolore vulvare può essere trattato con l'ausilio di terapie diverse, ma appare chiara la necessità di controllare il fattore intestinale e l'uso di un probiotico a base di Escherichia coli di Nissle sembra dare, come riportano diversi studi in materia, eccellenti risultati in presenza di affezioni gastrointestinali associate a vulvodinia.


Bibliografia

  1. Leslie A Sadownik Etiology, diagnosis, and clinical management of vulvodynia
  2. Kavitha Nagandla and Nalliah Sivalingam,Vulvodynia: integrating current knowledge into clinical practice
  3. Alessandra Graziottin,  Microbiota intestinale e dolore vulvare Il ruolo dell’Escherichia coli di Nissle
  4. Franco Scaldaferri, Viviana Gerardi, Francesca Mangiola, Loris Riccardo Lopetuso, Marco Pizzoferrato, Valentina PetitoAlfredo Papa, Jovana Stojanovic, Andrea Poscia, Giovanni Cammarota, and Antonio Gasbarrini Role and mechanisms of action of Escherichia coli Nissle 1917 in the maintenance of remission in ulcerative colitis patients: An update
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MICROBIOTA VAGINALE: LA CORRELAZIONE FRA INTESTINO E VULVODINIA
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