IPOCLORIDRIA: COS'È E COME CURARLA

L' ipocloridria (o bassa acidità dello stomaco) è una condizione molto frequente, ma troppo spesso trascurata che si contraddistingue p...

L'ipocloridria (o bassa acidità dello stomaco) è una condizione molto frequente, ma troppo spesso trascurata che si contraddistingue per la scarsa quantità di acido cloridrico nei succhi gastrici. Come confermano recenti studi, il suo mancato trattamento espone l'individuo al rischio di contrarre infezioni e sviluppare alterazioni del microbiota intestinale.



Il ruolo dell'acido cloridrico nello stomaco

Il succo gastrico è una combinazione di acido cloridrico, lipasi e pepsina. L'acido cloridrico assolve, in modo particolare, alle seguenti funzioni:

  • denaturazione delle proteine ingerite finalizzata alla loro el

    aborazione;
  • partecipazione al processo digestivo dei carboidrati;
  • distruzione dei microrganismi ingeriti per impedire agli agenti infettivi di raggiungere l'intestino.

Tale acido viene prodotto da cellule altamente specializzate all'interno dello stomaco a seguito di una stimolazione a catena tra l'istamina e l'ormone gastrina e la sua secrezione è regolamentata da un processo di autoregolazione. Il mancato funzionamento di tale meccanismo, riconducibile a cause di diversa natura, può condurre alla nota condizione di ipocloridria.


Le possibili cause dell'ipocloridria


Prima di soffermarsi sulle possibili cause dell'ipocloridria, è doveroso fare una premessa: la naturale secrezione acida da parte dello stomaco si riduce fisiologicamente con l'età determinando una maggiore incidenza del disturbo tra soggetti over 60.  Ciò non mette, però, al riparo i giovani che possono sviluppare l'ipocloridria a causa di: 

  • malattie autoimmuni che favoriscono la produzione di anticorpi destinati ad attaccare le cellule preposte alla secrezione di acido cloridrico;
  • terapie farmacologiche a base di antiacidi utilizzate per arrestare la produzione di acido alleviando così i sintomi di reflusso gastroesofageo, ulcera peptica e dispepsia;
  • pregressi interventi chirurgici di bypass gastrico e gastrectomie parziali;
  • stress cronico;
  • inadeguato regime alimentare ad alto tenore di cibi trasformati, zuccheri e cereali;
  • rapido consumo del pasto;
  • protratte terapie farmacologiche a base di FANS in grado di inficiare la capacità delle cellule di produrre acido cloridrico;
  • sensibilità alimentari verso glutine, soia, mais, arachidi e prodotti lattiero-caseari;
  • infezione da Helicobacter pylori;
  • carenze di vitamine del gruppo B e zinco riconducibili a diete non corrette,  abuso di bevande alcoliche e tabagismo.

Resta, infine, da indagare più nel dettaglio il rapporto tra SIBO e ipocloridria al fine di attribuire i giusti ruoli di causa ed effetto a tali condizioni.

I campanelli di allarme di una probabile ipocloridria

Alcuni segnali possono essere fortemente indicativi di una sospetta ipocloridria.

  • Scarsa propensione nell'assumere carne (bianca, rossa) con conseguenti  difficoltà digestive che provocano nausea, sonnolenza e acidità-pesantezza allo stomaco.
  • Reflusso gastroesofageo al termine del pasto
  • Eruttazione, emissione di gas, gonfiore addominale e pesantezza dopo aver mangiato.
I sintomi dell'ipocloridria

L'ipocloridria si contraddistingue per un'ampia platea di sintomi quali:

  • gonfiore;
  • eruttazione;
  • flatulenza;
  • cattiva digestione;
  • episodi diarroici alternati a stipsi;
  • affaticamento cronico;
  • candida;
  • perdita di capelli;
  • sensibilità alimentare;
  • acne;
  • allergie alimentari;
  • pelle secca.


Come diagnosticare l'ipocloridria

L'ipocloridria viene generalmente diagnosticata a partire da un'attenta e accurata anamnesi del paziente perché vi sono, come visto sopra, alcune manifestazioni sospette. Seguono ulteriori accertamenti quali il test  Gastropanel®, l'esame fisico del paziente e le analisi del sangue per valutare eventuali carenze di zinco e altri elementi. Il Gastropanel® test, semplice e non invasivo, si fonda sul banale prelievo di un campione ematico per l'analisi precisa di conformazione e funzionalità della mucosa gastrica. L'esame fornisce, più nel dettaglio, le concentrazioni di quattro diversi marcatori biologici (pepsinogeno I, pepsinogeno II, gastrina-17b, anticorpi anti-Helicobacter pylori).

  • Pepsinogeno I: i suoi livelli nel sangue definiscono struttura e funzione della mucosa del corpo gastrico. Le infezioni da Helicobacter pylori e le affezioni autoimmuni possono favorirne l'atrofia con conseguente diminuzione della concentrazione di pepsinogeno I e comparsa di ipocloridria.
  • Pepsinogeno II: i suoi livelli nel sangue riflettono struttura e funzionalità della mucosa dell'intero stomaco. Un aumento della sua concentrazione è da considerarsi un probabile sintomo di gastrite riconducibile a cause di diversa natura.
  • Gatrina-17b: i suoi livelli forniscono informazioni su struttura e funzionalità della mucosa dell'antro dello stomaco. Concentrazioni superiori a 7 pmol/l  sono fortemente indicative di una ridotta secrezione di acido cloridrico.
  • Anticorpi anti-Helicobacter pylori: l'infezione colpisce generalmente persone anziane favorendo l'insorgenza di atrofia della mucosa gastrica e  gastrite atrofica. Quest'ultimo disturbo, spesso asintomatico, causa acloridria esponendo il paziente a un maggior rischio di neoplasie a stomaco ed esofago.
Come curare l'ipocloridria

L'identificazione della causa scatenante l'ipocloridria è fondamentale per impostare il corretto piano terapeutico. I trattamenti proposti comprendono:

  • terapia antibiotica per l'eventuale eradicazione dell'Helicobacter pylori;
  • revisione della terapia farmacologica a base di inibitori della pompa protonica;
  • assunzione, sempre e solo sotto stretto controllo medico, di un integratore a base di acido cloridrico combinato a pepsina. 

Si devono, inoltre, adottare la seguenti buone norme di comportamento:

  • masticare lentamente;
  • assumere tisane calde al termine del pasto;
  • non bere acqua fredda quando si mangia perchè si rischia di inibire la produzione di acido cloridrico e ostacolare i normali processi digestivi;
  • introdurre nella propria dieta sostanze naturali come miele, aceto di mele e sale marino per stimolare la produzione di acido cloridrico;
  • gestire lo stress mediante costante attività fisica, yoga, meditazione e tecniche di respirazione;
  • abolire gli alimenti difficili da digerire quali grassi e prodotti fritti;
  • non coricarsi nelle ore immediatamente successive al pasto;
  • non ingerire alimenti nelle 3 ore che precedono il riposo notturno;
  • consumare alimenti ad alto tenore di zinco (semi di zucca, anacardi, stufato di fagioli, maiale, manzo) al fine di stimolare la secrezione di acido cloridrico
Le possibili conseguenze di un'ipocloridria indotta da farmaci

L'ipocloridria indotta dagli inibitori della pompa protonica diventa materia di studio di molti ricercatori al fine di approfondire il rapporto tra la ridotta secrezione di acido cloridrico nello stomaco e il rischio di contrarre infezioni. Allo stato dell'arte,  si può osservare una crescente incidenza di infezioni batteriche a carico del tratto gastrointestinale unitamente a evidenti mutamenti del microbiota intestinale. Sono, inoltre, oggetto di recente interesse da parte della comunità scientifica i probabili legami tra ipocloridria e infezioni parassitarie, fungine, respiratorie, epatiche e biliari.

I risultati trovati sono meritevoli d'attenzione, ma necessitano di ulteriori approfondimenti volti a colmare alcune lacune; appare, comunque, chiara fin d'ora la necessità di circoscrivere le prescrizioni di inibitori della pompa protonica ai soli casi strettamente necessari e per il più breve tempo possibile.



Conclusioni

L'ipocloridria è una condizione molto frequente che si contraddistingue per una ridotta secrezione di acido cloridrico da parte dello stomaco.

Tale disturbo può essere la mera conseguenza di cause di natura diversa, ma in  buona parte dei casi è spesso riconducibile a un uso non corretto di inibitori della pompa protonica. L'ipocloridria, come confermano recenti studi in materia, deve essere corretta quanto prima con l'ausilio di farmaci (infezione da Helicobacter pylori) e buone norme di comportamento (masticazione lenta, alimentazione corretta, gestione dello stress) al fine di evitare possibili gravi conseguenze (infezioni, alterazioni microbiota intestinale) la cui esistenza è già stata confermata in presenza di ipocloridria indotta da farmaci (inibitori della pompa protonica).





Bibliografia

  1. https://www.asseintestinocervello.com/2016/02/17/ipocloridria-poco-acido-nello-stomaco/ 
  2. https://drjockers.com/symptoms-low-stomach-acid/
  3. Tom C. Martinsen,Reidar Fossmark and Helge L. Waldum The Phylogeny and Biological Function of Gastric Juice—Microbiological Consequences of Removing Gastric Acid
  4. https://www.gastropanel.com/it/un-test-valutare-la-salute-dello-stomaco-nella-diagnosi-di-primo-livello-pazienti-dispeptici 
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IPOCLORIDRIA: COS'È E COME CURARLA
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